Un finto cancelliere del Tribunale di Parma, una telefonata su un’utenza fissa, l’accusa (inventata) di essere coinvolti in una rapina in gioielleria: è lo schema con cui due giovani, un 28enne e un 23enne, hanno tentato di derubare un ex carabiniere in congedo residente a Noceto. La vittima, però, non era un bersaglio qualunque: intuito l’inganno, ha finto di abboccare, permettendo ai Carabinieri di intervenire e arrestare i due responsabili con l’accusa di tentata truffa aggravata in concorso. Un epilogo fortunato, reso possibile dall’esperienza della vittima. Ma lo schema utilizzato è lo stesso che ogni giorno, in tutta Italia, sottrae ingenti somme di denaro e oggetti preziosi a persone — spesso anziane — meno attrezzate a riconoscere l’inganno. Vale la pena capire come funziona questa truffa e cosa prevede la legge per chi la subisce. Come funziona lo schema del “finto funzionario” Il meccanismo, ormai collaudato, segue quasi sempre la stessa sequenza: 1. Una telefonata arriva sul numero fisso, spesso durante le ore diurne quando in casa è più probabile trovare una persona anziana sola. 2. L’interlocutore si qualifica come funzionario di un ente autorevole — un tribunale, una banca, le forze dell’ordine — sfruttando titoli che incutono soggezione e fiducia immediata. 3. Viene costruita una storia allarmante: la targa dell’auto della vittima “trovata” su un veicolo usato per un reato, un parente in un incidente, un conto corrente compromesso. 4. Per “dimostrare la propria estraneità ai fatti” o “mettere in salvo i risparmi”, alla vittima viene chiesto di preparare denaro contante, gioielli o oggetti di valore, che un fantomatico “collaboratore” ritirerà di persona a domicilio poco dopo. La pressione psicologica e l’urgenza costruita ad arte sono gli stessi ingredienti che si ritrovano nelle truffe telefoniche e informatiche in generale: la vittima viene messa in una condizione di stress emotivo che riduce la capacità di valutare lucidamente la situazione. Cosa dice la legge Truffa semplice e truffa aggravata Il reato di base è la truffa, previsto dall’art. 640 del Codice Penale, che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa chi, con artifizi o raggiri, induce taluno in errore procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Quando la vittima è una persona anziana, scatta però l’aggravante della minorata difesa (art. 61, n. 5, c.p.): la legge riconosce che l’età avanzata può costituire una circostanza che ostacola la difesa privata, rendendo il fatto più grave e innalzando le pene fino a cinque anni di reclusione. In questi casi, inoltre, il reato diventa procedibile d’ufficio: il procedimento penale prosegue anche se la vittima decide di ritirare la denuncia. Circonvenzione di incapace Quando il raggiro non si limita a un inganno momentaneo ma sfrutta uno stato di infermità o deficienza psichica della vittima per indurla a compiere atti dannosi nel tempo, può configurarsi il più grave reato di circonvenzione di incapace (art. 643 c.p.), punito con la reclusione da due a sei anni e multa. La differenza rispetto alla truffa non è di poco conto: nella truffa l’autore usa artifici e raggiri contro una persona pienamente capace di intendere, mentre nella circonvenzione abusa di una condizione di fragilità psichica preesistente, anche non certificata da un provvedimento di interdizione o inabilitazione. Cosa fare se si è vittime (o testimoni) di un tentativo simile • Non fornire mai informazioni, denaro o oggetti di valore a chi si presenta telefonicamente come funzionario di un ente pubblico: nessuna autorità giudiziaria o forza dell’ordine chiede la consegna di beni a domicilio tramite un “collaboratore”. • Verificare sempre in autonomia, richiamando l’ente indicato a un numero ufficiale reperito autonomamente, mai a un numero fornito dall’interlocutore sospetto. • Chiamare subito il 112 in caso di dubbio, anche solo per una verifica preventiva. • Denunciare comunque il tentativo, anche se non è andato a buon fine: la denuncia può essere presentata da chiunque, anche da chi assiste alla situazione senza esserne direttamente vittima, e aiuta le forze dell’ordine a individuare pattern e responsabili di truffe seriali come quella di Noceto. • Se la vittima è un familiare anziano e si sospetta che possa essere ripetutamente bersaglio di raggiri, è possibile valutare, nei casi più gravi, la nomina di un amministratore di sostegno a tutela del patrimonio. Conclusione Il caso di Noceto si è concluso senza danni solo per la prontezza della vittima. Ma la stessa truffa, replicata su un bersaglio meno esperto, avrebbe potuto avere un esito ben diverso. Conoscere lo schema — e sapere che la legge prevede pene più severe proprio a tutela di chi si trova in una condizione di minorata difesa — è il primo strumento di prevenzione, sia per sé sia per i propri familiari più anziani. Se tu o una persona a te cara siete stati vittime di una truffa simile, lo Studio Legale Angelucci può assistervi nella presentazione della denuncia e nella tutela dei diritti patrimoniali. Per una consulenza, visita studiolegaleangelucci.it.

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“Sono un funzionario del Tribunale”: la truffa dell’oro che a Noceto non è riuscita
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Avv. Piero Angelucci10 luglio 20265 min di lettura